Vizio di consenso e annullabilità del verbale di conciliazione sottoscritto in sede sindacale.

Sono stati richiamati i principi del diritto penale dalla sentenza della  Corte di Cassazione che si è pronunciata su un caso squisitamente giuslavoristico: il silenzio su circostanze rilevanti ai fini della valutazione delle reciproche prestazioni da parte di colui che abbia il dovere di farle conoscere costituisce elemento del raggiro.

La Corte ha affermato, infatti,  che anche nel contratto di lavoro, il silenzio serbato in ordine a situazioni di interesse della controparte e la reticenza, qualora l’inerzia della parte si inserisca in un complesso comportamento adeguatamente preordinato, con malizia e astuzia, a realizzare l’inganno perseguito, determinando l’errore del deceptusintegrano gli estremi del dolo omissivo.

Pertanto il verbale di conciliazione sottoscritto in sede sindacale è annullabile, ai sensi degli articoli 1427 1439 del  codice civile, se la società datrice di lavoro si rende responsabile di una condotta tale da integrare un dolo omissivo in danno del proprio dipendente, ponendo in essere un complesso comportamento volto, con malizia od astuzia, a trarre in inganno il lavoratore.

Vai al commento di Luca Daffra e Rosibetti Rubino, pubblicato sul sito MySolution.