La delega e la sub-delega di funzioni nel diritto penale del lavoro in sintesi: il contributo ad A&S dell’avv. Laura Panciroli

Per Ambiente & Sicurezza, questo mese la Partner dello Studio riassume e chiarisce quali siano le condizioni di efficacia della delega di funzioni nel diritto penale del lavoro.

Il riferimento normativo è ovviamente il D.lgs. 81 del 2008, del quale la penalista analizza in particolare gli articoli 16 e 17. L’articolo fornisce una guida pratica in materia di normativa per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, ricordandone il fondamento nella Costituzione e le finalità, i soggetti coinvolti e le possibili fattispecie.

Laura Panciroli richiama l’attenzione sull’obbligo di vigilanza in capo al datore di lavoro in ordine al corretto espletamento da parte del delegato delle funzioni trasferite, obbligo che s’intende assolto se modello di verifica e controllo viene adottato ed efficacemente attuato.

Affronta poi la questione dell’autonomia finanziaria del delegato, indicando le possibili situazioni che si creano in caso di necessità di interventi tempestivi i cui costi non rientrano nel budget previsto e stanziato.

La giurista ricorda infine le funzioni che il datore di lavoro non può delegare, ad esempio la nomina del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) e la valutazione dei rischi. Il datore, tuttavia, non è tenuto a svolgere personalmente i compiti correlati a queste funzioni, in quanto può conferirne l’incarico a chi ha le necessarie competenze. Mantiene tuttavia la sua posizione di garanzia.

Quanto alla possibilità di sub-delega, essa deve rispettare le condizioni di validità ed efficacia della delega di primo grado, compreso l’obbligo di vigilanza.

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La penalista Laura Panciroli collabora regolarmente con la rivista. Nei suoi articoli, chiari e sintetici, commenta le novità della normativa, senza scordare il fine principale di chiarire i dubbi degli operatori ed offrire loro un pratico vademecum.

Tutti i contenuti della rivista sono reperibili nella banca dati di Ambiente & Sicurezza, con un aggiornamento in tempo reale.

 

Infortuni sul lavoro e sanzioni: il contributo ad Ambiente&Sicurezza dell’avv. Laura Panciroli

Il contributo di questo mese ad Ambiente&Sicurezza mette a fuoco termini e condizioni per lestinzione delle contravvenzioni in materia di lavoro.

La penalista chiarisce innanzi tutto quali siano le diverse sanzioni previste in caso di infortunio sul lavoro.

A norma dell’art. 590, 3° comma del Codice Penale, il soggetto responsabile di aver cagionato colposamente ad altri una lesione personale, avendo violato le norme poste a tutela della prevenzione degli infortuni sul lavoro, viene punito con reclusione da 3 mesi a 1 anno o con multa da 500,00 a 2.000,00 euro se le lesioni sono state gravi, ovvero da reclusione da 1 a 3 anni se le lesioni sono state  gravissime. In caso di morte del lavoratore, l’art. 589, 2°comma prevede la reclusione da 2 a 7 anni per il soggetto responsabile di averla colposamente provocata con la violazione delle suddette norme.

Dopo aver ricordato la distinzione fra colpa generica e specifica, la penalista sottolinea come le violazioni delle previsioni del Decreto Legislativo n°81/08 non siano sanzionate con reclusione e multe, bensì con arresto e/o ammende. Attraverso questo criterio, puramente formale, che riguarda la specie di pena prevista dalla norma incriminatrice, si determina una delle distinzioni fondamentali del nostro sistema penale: quella tra delitti e contravvenzioni.

L’avv. Laura Panciroli chiarisce quindi che la speciale procedura estintiva in sede amministrativa è applicabile alle sole contravvenzioni in materia di igiene e sicurezza sul lavoro, punite con pena alternativa dell’arresto o dell’ammenda. Vi si prevede che l’organo di vigilanza, allo scopo di eliminare una contravvenzione accertata, impartisca le prescrizioni ritenute più idonee, fissi un termine per la regolarizzazione, decorso il quale verifichi se la violazione sia stata eliminata e, in caso positivo, ammetta il contravventore a pagare – in sede amministrativa – una somma pari al quarto del massimo dell’ammenda stabilita. Il pagamento estinguerà la contravvenzione ed il pubblico Ministero ne chiederà l’archiviazione.

L’articolo, che costituisce un pratico vademecum per gli utenti della banca dati sul portale www.ambientesicurezzaweb.it, tratta infine della più rilevante giurisprudenza in materia, in particolare riguardante la tassatività delle modalità estintive, e della residua responsabilità dell’Ente per il Decreto Legislativo n° 231/01.

[Immagine di Drazen Zigic su Freepik]

 

Erogazioni pubbliche percepite indebitamente, l’avv. Laura Panciroli fa il punto sulla giurisprudenza penale

Sul numero 10/65 della la rivista “La Consulenza del Lavoro” di Eutekne, l’avv. Laura Panciroli, Partner dello Studio,  commenta la sentenza penale n. 20531/2022 della Corte di Cassazione sulla fattispecie di appropriazione indebita di erogazioni pubbliche da parte del datore di lavoro. Poiché le somme corrisposte ai dipendenti a titolo di indennità per malattia, assegni familiari e cassa integrazione guadagni vengono conguagliate dall’INPS  con quelle dovute a titolo di contributi previdenziali e assistenziali,  è indebitamente che il datore percepisce le corrispondenti erogazioni dall’ente prvidenziale nel caso in cui la sua dichiarazione di avere corrisposto tali somme sia falsa.

La sentenza è interessante perché ripercorre gli orientamenti giurisprudenziali in materia di qualificazione giuridica di tale condotta. Questa “è stata qualificata ora come appropriazione indebita (Sez. 2, n. 5486 del 5/11/2015, Crespi, Rv. 266367), ora come truffa, ponendosi l’accento sull’artificio costituito dalla fittizia esposizione delle somme corrisposte al lavoratore e sulla successiva induzione in errore dell’istituto previdenziale (Sez. 2, n. 42937 del 3/10/2012, Riondato, Rv. 253646) ora, infine, come indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato ai sensi dell’articolo 316-ter c.p. (tra le tante, Sez. 6, n. 7963 del 26/11/2019, dep. 2020, Romano, Sez. 2, n. 51334 del 23/11/2016, Sechi, Rv. 268915).”

La Corte ha quindi affermato che, per potersi configurare il reato di cui all’art. 316 ter c.p. (indebita erogazione delle prestazioni da parte dello Stato, di altri Enti pubblici o della Comunità europea), devono essersi verificati “l’utilizzo o la presentazione di attestazioni o di documenti falsi attestanti cose non vere e (ovvero l’omissione di informazioni non dovute) da cui derivi il conseguimento indebito di erogazioni.

Tali erogazioni, peraltro, non debbono consistere, necessariamente, in una erogazione di somme in denaro, ma possono, indifferentemente, consistere nella erogazione di una somma di denaro oppure nella esenzione dal pagamento di una somma altrimenti dovuta”.

La versione integrale dell’articolo è consultabile on line sulla rivista La Consulenza del Lavoro di Eutekne; per maggiori informazioni: www.eutekne.it/sile

Violenza di genere: intervista alla Partner avv. Laura Panciroli

25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne: il settimanale Gente fa il punto sugli strumenti giuridici più efficaci per prevenire femminicidi,  maltrattamenti e abusi. Primo fra tutti l’ammonimento, che il Prefetto Francesco Messina ritiene molto valido per interrompere il ciclo della violenza.

Intervistata anche la partner Laura Panciroli, esperta in tema di contrasto alla violenza sulle donne. Dal 2016 è iscritta all’elenco degli avvocati formati in tale materia e dal 2000 è associata alla ONLUS SVS Donna Aiuta Donna. Riguardo all’istituto dell’ammonimento, la penalista osserva: “Nella mia esperienza, professionale ed associativa, ho registrato ancora casi in cui la richiesta di ammonimento avanzata dalla donna non è stata accolta”. Sottolinea quindi un aspetto importante: “Nell’istruttoria delegata agli organi investigativi dovrebbe essere sempre contemplata, prima del rigetto della richiesta di ammonimento, l’audizione diretta della donna.”

L’avv. Panciroli sa infatti che “non sempre è facile, per le autorità, valutare la fondatezza dell’istanza di intervento”. Occorre una capacità di ascolto che nei centri antiviolenza è una delle qualità fondamentali di professionisti e volontari. È infatti attraverso colloqui strutturati, volti a individuare un progetto personalizzato di fuoriuscita dalla violenza,  che SVS Donna Aiuta Donna offre accoglienza alle persone che hanno subito abusi.

L’intero articolo è disponibile qui.

Pink is the new black: donna aiuta donna

L’otto marzo a Milano l’evento con l’avvocata Panciroli

I proventi sono stati devoluti all’associazione Svs Dad presso la clinica Mangiagalli di Milano.

Fondata nel 1997, insieme al Soccorso Violenza Sessuale e Domestica della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, da anni si occupa di accoglienza a coloro che hanno subito violenza e maltrattamento, dell’assistenza legale e psicologica delle donne e dei minori vittime di violenze dirette o assistite, del supporto all’autonomia anche attraverso l’integrazione e il raccordo con i servizi territoriali e l’assistenza allo studio.

Durante la serata, la Partner dello Studio, l’avvocato Laura Panciroli ha sottolineato come luoghi comuni e  stereotipi rendono difficile il riconoscimento e la denuncia della violenza di genere. Tuttora, infatti, si incontrano pregiudizi sulle donne nei processi in cui esse sono parti lese

L’avv. Laura Panciroli risponde a Vanity Fair sul “Codice Rosso”

La tutela legale offre in realtà una via di scampo alla violenza di genere: lo spiega nell’intervista rilasciata a Vanity Fair la partner dello studio Laura Panciroli, che ha sottolineato l’importanza della legge n. 69 del 2019, il cosiddetto Codice Rosso. L’ordinamento giuridico italiano offre diversi strumenti legali sia per la prevenzione sia per il contrasto alla violenza di genere. Tuttavia, nella sua lunga esperienza in collaborazione con SVS Donna Aiuta Donna, la penalista ha constatato che sono le donne con più strumenti a disposizione, talvolta, le più restie a chiedere aiuto.

La legge incoraggia il metodo di prevenzione basato su appositi percorsi psicosociali, per limitare almeno i rischi di recidive: non può essere imposto alla persona violenta, ma la scelta di avvalersene viene riconosciuta e promossa.

[Foto di Diana Cibotari da Pixabay]